Allosaurus fragilis

dinosauroLo scheletro di Allosaurus fragilis Marsh acquistato dall’Università di Napoli Federico II, è stato ritrovato negli Stati Uniti d’America (al confine tra gli stati del Wyoming e dello Utah) nell’estate del 1993. Esso ha una lunghezza di 8,5 m ed un’altezza di 3,4 m, con un peso complessivo, stimato, di circa 600 Kg.

La preparazione dello scheletro, che ha richiesto circa 6000 ore di lavoro, è iniziata nel settembre del 1994 ed è stata ultimata nel mese di marzo 1996. Per il solo montaggio dello scheletro sono state impiegate circa 500 ore di lavoro.

Il reperto è giunto a Napoli il 15 aprile 1996. Si presenta montato in sospensione su tre serie di cavi d’acciaio di diametro variabile dai 5 ai 3 mm. La scelta di esporre l’esemplare in questo modo è stata dettata dalla necessità di non danneggiare il pavimento maiolicato settecentesco presente nella sala. Per ridurre i carichi supportati dalla struttura, concedendo allo stesso tempo una visione particolareggiata dei dettagli del cranio stesso, sull’esemplare montato è stato inserito un calco del cranio originale, che, invece, è collocato in una teca a parte.

L’ Allosaurus appartiene alla famiglia degli Allosauridae, e durante il Giurassico superiore rappresentò uno degli organismi maggiori dei Carnosauri, i più grandi Carnivori mai esistiti.

Il loro cranio, alleggerito da grandi cavità, era munito di grossi denti, appuntiti e seghettati. Gli arti superiori erano molto ridotti ed adatti alla presa, mentre gli arti posteriori erano robusti e massicci. Nel cranio le orbite oculari avevano disposizione pressoché frontale, in modo da consentire una visione quasi binoculare, caratteristica degli attuali mammiferi predatori.

Tipica degli Allosauri è la forma ad esse del collo e gli arti anteriori provvisti di solo tre dita. Durante il Mesozoico (era geologica che durò da 225 a 65 milioni di anni fa) i rettili, comparsi già nel Carbonifero, avevano raggiunto un tale grado di diversificazione che si erano adattati a tutti gli ambienti: nei cieli volavano gli pterosauri, nei mari nuotavano forme differenti di rettili marini e, soprattutto, sulle terre emerse regnavano incontrastati i grandi rettili che conosciamo con il nome di dinosauri. Il termine DINOSAURO che deriva dalle parole greche deinòs (terribile) e sauros (rettile) fu coniato, nel 1841 da Richard Owen, naturalista inglese, che scoprì i primi resti di uno di questi grandi animali (da lui denominato Megalosaurus).

I dinosauri, pur presentando una notevole varietà di forme, erano accomunati da un’unica caratteristica anatomica: contrariamente a tutti gli altri rettili, che si muovevano con le zampe poste lateralmente al corpo, avevano acquisito la capacità di camminare sollevati da terra, ritti sugli arti in posizione verticale, grazie a particolari modificazioni ossee avvenute già nei rettili tecodonti loro predecessori, che furono i primi rappresentanti del mondo animale ad avvantaggiarsi dell’attaccatura verticale degli arti.

I dinosauri, che successivamente perfezionarono questa struttura, svilupparono un femore diritto, con una robusta testa laterale. Alcuni dinosauri acquisirono inoltre la capacità di camminare sugli arti posteriori, bilanciandosi in avanti con la testa e posteriormente con una lunga e robusta coda. E’ quindi da ricercarsi in questa caratteristica anatomica una delle chiavi del grande successo di questo gruppo di rettili; infatti, questo tipo di locomozione, consentì ai dinosauri in primo luogo di poter occupare, in pochissimo tempo, ambienti terrestri diversissimi e, contemporaneamente, di raggiungere enormi dimensioni. Questi grandi rettili dominarono incontrastati gli ambienti del nostro pianeta fino a circa 65 milioni di anni fa. quando improvvisamente si estinsero.

Questa importante estinzione di massa interessò circa il 70% degli esseri viventi che popolavaono a quei tempi la Terra. Nonostante la vastissima portata di tale estinzione, l’attenzione scientifica si e’ sempre rivolta verso le vittime più illustri, i dinosauri, tralasciando, molto spesso, di dare la giusta enfasi alla scomparsa degli altri numerosi gruppi di esseri viventi.

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