Collezioni Speciali

Le collezioni speciali raccolgono fossili che hanno in comune la località di provenienza, l’età geologica o che, evidenziando un particolare tipo di ambiente di deposizione, forniscono chiare indicazioni sulla geologia di una regione.
Tra queste, di altissimo valore scientifico e storico-culturale, rientrano le Collezioni di pesci fossili provenienti da tre diversi giacimenti ittiolitiferi della Campania. Derivanti, in massima parte, dagli studi e dalle ricerche svolte sin dal secolo scorso, sono rappresentate da: pesci del Triassico medio di Giffoni Vallepiana (SA) e del Cretacico di Pietraroia (BN) e di Castellammare di Stabia (NA).

Giffoni Vallepiana

Il giacimento fossilifero di Giffoni Vallepiana, situato nella catena di monti che collega l’Appennino alla penisola Sorrentina, è stato oggetto di interesse sin dal 1797, quando iniziarono i lavori, voluti dal governo, per una possibile utilizzazione dei combustibili fossili presenti nella zona. Fu in quell’anno che il naturalista Andrea Savaresi, su incarico del governo, visitò il Monte Pettine per verificare l’estensione ed il possibile sfruttamento del giacimento. Ulteriori indagini nella zona furono condotte nel 1809 dal mineralogista Giuseppe Melograni. L’insieme di queste ricerche non condusse tuttavia ad alcun risultato di rilievo. Nel 1820 Matteo Tondi, su incarico dell’Accademia delle Scienze di Napoli, studiò alcuni campioni di combustibile e concluse che esso non offriva nessun vantaggio industriale. Fu solo nel 1854 che venne effettuata la prima analisi delle ligniti presenti nei livelli bituminosi e i discreti risultati indussero il governo ad affidare ad Oronzio Gabriele Costa lo studio dettagliato dell’area. Nel 1858 le ricerche, coordinate dal Costa, vennero intensificate e furono effettuate esplorazioni e scavi per lo sfruttamento industriale dell’ittiolo contenuto negli scisti. Tuttavia, dopo quasi due anni di continue ricerche, visti gli esiti negativi, le ricerche furono abbandonate e il Costa espose al governo i risultati inerenti la parte industriale e pubblicò i dati relativi alle osservazioni geologiche e paleontologiche. Gli studi condotti, benché dimostrarono il non utilizzo degli scisti per scopo industriale, furono di notevole rilevanza scientifica in quanto consentirono il recupero di un gran numero di pesci fossilizzati nei livelli bituminosi. Costa recuperò dalla zona un discreto numero di esemplari, in massima parte pesci ma anche molluschi e piante, che attualmente fanno parte della collezione custodita presso il Museo. Gli esemplari di Giffoni furono oggetto di vari lavori a carattere monografico pubblicati da Costa tra il 1848 ed il 1866. La consistenza attuale della collezione ammonta a circa 100 esemplari.

Castellammare:

I pesci fossili di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, provengono dalla successione stratigrafica di età cretacica che affiora lungo la costa, in maniera piuttosto continua, tra le città di Castellammare e Vico Equense, in località Capo d’Orlando. La consistenza della collezione ammonta a circa un centinaio di esemplari quasi tutti in ottimo stato di conservazione. Sembra che una buona parte degli esemplari venne riunita, nel 1848, durante i lavori di sbancamento effettuati per la realizzazione dell’attuale strada statale sorrentina e, come si evince dalla documentazione storica d’archivio, grazie alle donazioni di studiosi quali Arcangelo Scacchi, Salvatore Trinchese, Raffaello Bellini e Pasquale Mola. Questo primo nucleo originario fu ceduto, nel 1860, dal Real Museo Mineralogico al Gabinetto di Geologia con annesso Museo, appena sorto. Successivamente, negli anni dal 1866 al 1884, si ebbe un incremento della collezione per opera del professor Guglielmo Guiscardi. Tuttavia, fu solo nel 1887, grazie all’opera costante del professor Francesco Bassani, che la collezione raggiunse l’attuale consistenza.

Pietraroia:

La località fossilifera di Pietraroia è oggetto, da molti anni, di importanti studi scientifici ad opera di autori italiani e stranieri. Il primo ricercatore ad interessarsi della zona fu il geologo Scipione Breislak che, nel suo lavoro dal titolo “Topografia fisica della Campania” del 1798, citò per la prima volta i pesci di Pietraroia: “Sopra Cerreto sorge l’alta montagna di Pietraroia che è una delle cornate del Matese, molto interessante per i prodotti che presenta. Questa montagna in alcune parti è composta da pietra calcarea scissile con impressioni di pesci. La durezza però dello scisto, e la molteplicità delle venature spatose che s’intersecano in molte direzioni, fan si, che con difficoltà se ne possano avere de belli esemplari, nè sono giammai di quella precisione e bellezza che si osserva nei pesci fossili di Bolca”. Osservando gli esemplari di pesci fossili di Pietraroia esposti nel Museo, risulta oggi semplicissimo smentire quanto detto circa duecento anni fa dall’eminente geologo; infatti, numerosi sono i reperti che mostrano uno stato di conservazione eccezionale. La cospicua collezione fu riunita, in massima parte, ad opera di Oronzio Gabriele Costa, nella seconda metà del 1800. L’insigne naturalista si interessò dell’area intraprendendovi i primi scavi nel 1846 e portando avanti studi sistematici per circa un ventennio. I risultati delle sue ricerche furono pubblicati nel lavoro monografico “La Paleontologia del Regno di Napoli”, del 1850, che riportava tutte le osservazioni sui terreni ad Ittioliti delle province meridionali d’Italia. L’opera, per le pregevoli osservazioni scientifiche, per l’esattezza artistica delle tavole ad essa corredate e infine per lo scarso numero di copie, stampate a carico dello stesso Costa, rappresenta oggi una vera rarità bibliografica. Intorno agli anni 1914-1915 ad interessarsi del giacimento di Pietraroia fu Geremia D’Erasmo che, nei suoi lavori, fornì una dettagliata descrizione dei pesci, rettili e anfibi del giacimento che allora ammontavano a circa 4000 esemplari. Nel 1982, una campagna di scavo, condotta dal Museo di Paleontologia in collaborazione con il Museo di Scienze Naturali di Torino, ha fornito nuovo impulso alla ricerca consentendo il recupero di nuovo materiale fossile, costituito da pesci e rettili e da svariate forme appartenenti ad altri gruppi sistematici.
Il ritrovamento, avvenuto nel 1980, dell’esemplare di Scipionyx samniticus, primo dinosauro del territorio italiano, con organi interni e tessuti molli in uno stato di conservazione ottimale, contribuisce a rendere la località fossilifera di Pietraroia famosa a tutta la comunità scientifica e non solo.

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