Cristalli Artificiali

Nel 1847 Arcangelo Scacchi realizzò nella sua abitazione un vero e proprio laboratorio fisico-chimico, per studiare i cristalli che precipitavano e si sviluppavano dalle soluzioni. Nel 1862 egli scelse dalla sua raccolta privata cento composti sintetici, dalle nitide forme cristalline, e li inviò alla Esposizione Universale di Londra dove furono premiati con la medaglia di bronzo. Nell’ottobre 1862 Scacchi donò la sua raccolta di circa 200 cristalli artificiali al Real Museo Mineralogico dell’Università di Napoli, ritenendo che “tal sorta di lavori rimanendo nelle anguste mura di un laboratorio privato o presto o tardi finiscono coll’arrestarsi ed andare perduti” (Scacchi, lettera n.264 indirizzata al Ministro della Pubblica Istruzione). Dopo la donazione, Scacchi continuò gli studi e gli esperimenti di cristallosintesi, ottenendo composti fino ad allora sconosciuti ed inserendo nuovi cristalli nella Collezione del Museo.  Nel 1867 Scacchi inviò cento campioni significativi della collezione del Real Museo Mineralogico all’Esposizione Universale di Parigi dove furono premiati con la medaglia d’argento.

L’attuale Collezione Cristalli Artificiali è costituita da 332 campioni di cui solo 29 esposti (bacheca 2, Sala Scacchi). Nel 1999 sono iniziati studi di revisione dei reperti sintetizzati da Scacchi. Molti presentano perfette forme geometriche, bellissimi colori ed eccezionali trasparenze. Nei cristalli romboedrici di nitrato di sodio è chiaramente visibile l’accrescimento per strati sovrapposti, mentre nei cristalli di solfato di manganese e potassio sono evidenti le cosiddette spirali di crescita. Tra i composti organici della Collezione particolare interesse ha suscitato un composto organico siglato da Scacchi come tartrato di litina. Accurati studi hanno evidenziato che in realtà il composto è una forma tetraidrata di tartrato di cinconino; si presenta in cristalli di forma allungata, riuniti in aggregati fascicolati o in gruppi raggiati di un’intensa colorazione bruna. Per i reperti di solfato potassico prismatico e di solfato potassico romboedrico è possibile seguire il processo di cristallizzazione poiché Scacchi effettuava nel corso dell’esperimento prelievi in tempi diversi ed i cristalli prelevati venivano conservati in provette di vetro in cui inseriva una striscetta di carta su cui riportava le sue osservazioni.

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