Dal Vesuvio al mondo

MonticelliTeodoro Monticelli e i suoi contatti internazionali

di Maria Toscano e Carmela Petti

Teodoro Monticelli (1759-1845), professore di etica presso la Regia Università degli Studi di Napoli, di cui fu rettore per il biennio 1826-27 era universalmente noto ai suoi contemporanei come il miglior conoscitore del Vesuvio. Uomo di scienza ma anche di potere fu in contatto con un gran numero di studiosi europei ed extraeuropei, divenendo in breve tempo il referente principale di un’ampia ed efficiente rete lungo la quale circolavano minerali, strumenti, informazioni e soprattutto teorie scientifiche, ma anche nuove idee progressiste e democratiche. Questa intensa circolazione di cose e di idee è testimoniata dalla corrispondenza di Monticelli, un gran numero di documenti manoscritti molto interessanti per la storia della scienza, delle istituzioni scientifiche e delle collezioni, ma anche per la storia sociale e politica. In circa duemila lettere ricevute da Monticelli dai suoi corrispondenti, emergono il punto di partenza, la destinazione ed il percorso svolto da questi movimenti.

Nel corso degli anni Monticelli era diventato un riferimento insostituibile per tutti coloro – studiosi, appassionati, nobili, provenienti da ogni parte d’Europa – che per studio o semplice curiosità volevano recarsi al Vesuvio. Nella maggior parte dei casi accompagnava personalmente e talvolta ospitava gli studiosi nella sua residenza di S. Anastasia (NA) riuscendo in questo modo ad intessere una vasta e articolata rete di amicizie e contatti tra le più interessanti e proficue presenti nei primi decenni dell’800 in Italia. Egli aveva anche allestito a palazzo Penne, sua residenza napoletana, un ricco e famoso Museo mineralogico (Menditti & Petti, 2001), con una parte molto abbondante di minerali vesuviani ma anche minerali esotici , provenienti da altre località del mondo, frutto di scambi con i suoi contemporanei o doni. Monticelli, inoltre, vendeva a musei e privati intere raccolte di minerali vesuviani come quella ancora oggi conservata al British Museum of Natural History di Londra sotto il nome di “Collezione Monticelli”, e quella donata al suo amico e protettore Cristiano VIII (1786-1848) re di Danimarca.

quarzo_canovaSe i minerali vesuviani per anni avevano lasciato Napoli diretti verso il nord Europa, strumenti scientifici, attrezzature e nuove teorie, provenienti soprattutto da Regno Unito e Germania, raggiunsero Napoli. A Teodoro Monticelli e ai suoi collaboratori, primo fra tutti Nicola Covelli (1790-1829), erano necessari strumenti scientifici moderni per lo studio dei minerali del Vesuvio (Monticelli e Covelli, 1825). Tra gli scienziati che inviarono tali attrezzature vi furono William Wollaston (1766-1828) che donò il goniometro a riflessione per la misura degli angoli diedri nei cristalli, e Alexander von Humboldt (1769-1859) che inviò alcuni strumenti ottici. Quest’ultimo ebbe un ruolo importante nella diffusione della teoria del “gradualismo e del fuoco centrale”, tra gli studiosi napoletani, secondo la quale le trasformazioni della crosta terrestre non erano determinate prevalentemente da eventi catastrofici saltuari e imprevedibili, quanto piuttosto a graduali assestamenti della crosta stessa. Erede di una lunga e forte tradizione che risaliva al XVII secolo (Toscano, 2009), Monticelli intensificò i rapporti con il Regno Unito grazie soprattutto alla profonda e sincera amicizia che lo legava ad Humphrey Davy (1778-1829), noto e apprezzato naturalista, a lungo presidente della Royal Society of London, accademia scientifica tuttora considerata una delle più prestigiose del mondo. I rapporti con il mondo britannico favorirono anche la conoscenza e l’apprezzamento da parte di Monticelli delle idee gradualistiche di Charles Lyell (1797-1875), che lo scienziato napoletano aveva conosciuto durante il suo soggiorno a Napoli. Tra i corrispondenti di Monticelli si annovera anche Charles Babbage (1791-1871), uno degli allievi più brillanti di Lyell nonché prosecutore delle teorie del maestro. Persino il famoso astronomo britannico John Herschel (1792-1871), apprezzava molto lo studioso napoletano, come scrisse chiaramente in una sua lettera indirizzata proprio a Monticelli.

Teodoro Monticelli e gli studiosi a lui vicini, benché fossero aggiornati riguardo alle più moderne teorie scientifiche e scoperte tecniche del loro tempo, pur tuttavia non riuscirono a creare una scuola di scienziati che mantenesse l’eccellenza raggiunta, e le ragioni di questo sono prevalentemente politiche. La morte prematura, nel 1830, di Francesco I di Borbone, un sovrano ancora giovane e ben disposto verso le idee progressiste, e quindi la successione al trono di suo figlio Ferdinando, determinarono un drastico taglio ai fondi destinati all’università e alle altre istituzioni culturali e scientifiche. Ciò diede origine a un lento e inesorabile declino che si rivelò con particolare evidenza proprio a partire dal 1845, anno del VII Congresso internazionale degli scienziati Italiani, tenutosi per la prima volta a Napoli, ma anche della morte di Monticelli, che segnava la fine di un’epoca. A distanza di pochi anni, i moti rivoluzionari del 1848 causarono la morte o la fuga di molti intellettuali partenopei, concludendo del tutto una fase storica che aveva visto il meridione al centro del dibattito scientifico internazionale. Arcangelo Scacchi, infatti, ultimo epigono di questa lunga tradizione, benché avesse raccolto il testimone del suo maestro Monticelli di fatto non riuscì a perpetuarne la tradizione anche a causa delle mutate condizioni economiche e politiche.

Bibliografia MENDITTI I., PETTI C., 2001. Un museo scomparso: il Museo Monticelli. Boll. Soc. Natur. Napoli Nuova serie 1: 143-155.

MONTICELLI T., COVELLI N., 1825. Prodromo della Mineralogia Vesuviana. Dà Torchi del Tramatre, Napoli , 486 pp., 19 tavv.

TOSCANO M., 2009. Gli archivi del mondo. Edifir, Firenze, 352pp.

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