Elephas antiquus

Cranio di Elephas antiquus italicus

Il cranio di Elephas antiquus italicus, proveniente dal giacimento Pleistocenico di Pignataro Interamna, nella Valle del Liri, in provincia di Frosinone, nonostante le notevoli dimensioni, appartiene ad un individuo non giunto ancora a completo sviluppo e può essere considerato un reperto significativo di questa specie in quanto completo e ben conservato.

I numerosi esemplari di proboscidati ritrovati in Italia testimoniano la grande diffusione che l’Elephas antiquus raggiunse nel Pleistocene in tutte le vallate fluviali dell’Appennino e dell’intera area sudeuropea. Questa specie faceva parte assieme a numerosi altri animali, quali bovini (Bos primigenius, Bison priscus), ippopotami, rinoceronti (Dicerorhinus merki, D. hemithoeus) leoni, leopardi, orso bruno, di una tipica fauna di clima caldo, diversa da quella che attualmente caratterizza le nostre regioni. Nel cranio dell’esemplare esposto sono ben visibili le cavità orbitali dove alloggiavano gli occhi, la grossa cavità centrale corrispondente ai fori nasali fusi in un’unica apertura da cui aveva origine la proboscide e le due zanne ancora ben saldate al cranio.

La particolare conformazione del cranio di questi elefanti con fori nasali fusi in unica apertura al centro della fronte e il loro frequente rinvenimento nelle grotte siciliane, in Grecia e nei terreni dell’Europa mediterranea fu senza dubbio il substrato empirico che ha alimentato in tempi passati la nascita di miti e leggende.

La mitologia greca, per spiegare il rinvenimento di ossa di dimensioni abnormi e forma non umana, narrava che lungo le coste settentrionali della Sicilia, vivevano i Ciclopi, un popolo di giganti che possedevano un unico occhio in mezzo alla fronte. Omero fece rivivere questo mito nella sua Odissea con Polifemo, ciclope mangiatore di uomini.

In tempi più recenti la presenza di resti di elefanti fossili nell’Europa mediterranea e nell’Italia continentale, fu attribuita ad esemplari appartenenti all’esercito di Pirro o di Annibale.

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