Età preunitaria

Il Gabinetto Fisico è istituito con Regio Decreto del 1811 ed è annesso alla già esistente Cattedra di fisica sperimentale. La sua sede consiste di poche stanze attigue al Teatro chimico e alla Spezieria della chiesa gesuitica del Collegio Massimo, che si estende tra gli edifici di via Mezzocannone e via Paladino, incorporando il cortile e la chiesa del Salvatore; con l’espulsione della Compagnia di Gesù l’edificio collegiale è infatti sede universitaria dal 1776.

Gennaro de Conciliis è il primo direttore, che in pochi ambienti custodisce le iniziali attrezzature scientifiche. Le note di acquisto e gli elenchi di strumenti dati in riparazione ne evidenziano una certa povertà. Vi figurano i prismi, gli specchi e i giochi ottici e alcune camere chiare costruite dallo stesso de Conciliis. A questi si aggiungono pochi strumenti provenienti dal Collegio militare della Nunziatella e dalla collezione privata dell’abate Giuseppe Conti. Di questo primo nucleo il Museo conserva alcuni caleidoscopi, le anamorfosi, sia a prospettiva conica sia cilindrica, e una camera chiara realizzata da de Conciliis.

Giovanni Gambale, successore di de Conciliis a partire dal 1823 nell’insegnamento della fisica sperimentale, continua l’acquisto di intere collezioni dagli eredi di scienziati vissuti nel secolo precedente, come quelle dell’illustre medico Giovanni Vivenzio e del cavalier Antonio Caracciolo di Brienza, di cui si conserva tuttora il bellissimo specchio inglese, così denominato negli inventari.

Gli anni Venti dell’Ottocento sono molto fecondi per la fisica: la scoperta di Hans Christian Oersted, riguardante l’ago magnetico di una bussola deviato dalla corrente che percorre un filo, suscita in tutti gli ambienti scientifici europei vivaci discussioni. Parecchi fisici si interessano a tali nuovi fenomeni e, in particolare, André Marie Ampére perviene in pochi mesi alle grandi scoperte a fondamento dell’elettrodinamica. Riconoscendo l’effetto del campo magnetico terrestre sull’ago, egli utilizza una nuova disposizione tra il filo percorso dalla corrente e l’ago, che chiama astatica e che costituisce il primo rudimentale misuratore di corrente. Questo strumento, detto poi galvanometro, è perfezionato dallo scienziato modenese Leopoldo Nobili, che ne diviene anche il maggior artefice. A lui si rivolge Mario Giardini per commissionare un bell’esemplare tuttora custodito nel Museo con l’intento di rinnovare le scarse attrezzature scientifiche del Gabinetto.

In occasione del VII Congresso degli Scienziati, tenutosi a Napoli nel 1845, nuovi locali vengono aggiunti a quelli già esistenti sia per alloggiarvi la grande macchina ad induzione costruita dallo stesso Giardini sia per esporre le tre bussole di Gambay, provenienti dalla collezione di strumenti scientifici di Ferdinando II.

Ultimo direttore della fase preunitaria è Giuliano Giordano, che, nominato nel 1857 professore di fisica sperimentale, assume, come i suoi predecessori, anche la direzione del Gabinetto Fisico. Il manuale che redige a supporto alle sue lezioni – Trattato di fisica sperimentale e di fisica terrestre, pubblicato dalla Stamperia dell’Università nel 1864 – ottiene un grande successo ed è ripetutamente stampato. Vi si trova descritto uno strumento da lui ideato, il batoreometro, che serve alla misura di lamine di piccoli spessori è costituito da uno sferometro collegato elettricamente ad un galvanometro. Si deve a Giordano se la strumentazione utilizzata e fatta costruire da Macedonio Melloni a Napoli non è andata dispersa, avendola egli acquistata per conto del Gabinetto dalla vedova dello scienziato.

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