Grotta Nicolucci

La grotta si apre alla periferia di Sorrento nell’alto dirupo calcareo, a circa venti metri dal livello stradale. Ala grotta fu dato il nome di G. Nicolucci, in omaggio a colui che si era adoperato nel corso della seconda metà del XIX secolo ad occuparsi con passione e competenza del patrimonio preistorico delle Province Napoletane, raccogliendo e illustrando i numerosi reperti.

L’interno della cavità è costituito da due vani e nel 1885 R. Lorenzoni, insegnante di Viggiano (Potenza) scavò il primo dei due. Nel 1965 un sondaggio all’esterno fu condotto da A.Radmilli dell’Università di Pisa.
Numerosi sono stati i reperti recuperati, circa un migliaio, ma oggi solo una minima parte è reperibile, una trentina di pezzi è presente al Museo di Antropologia, i reperti dello scavo di Radmilli sono depositati presso il Museo Nazionale di Napoli.

La grotta Nicolucci conteneva una sequenza stratigrafica piuttosto ampia, comprendente in basso strati del Neolitico (cultura Serra d’Alto) ed in alto materiali riconducibili al IV secolo a.C.

La presenza di resti faunistici (animali selvatici e domestici) e di ceneri, di industria litica ed ossea, di resti di pesi di telaio e di fusaiole attestano lo svolgersi di una attività domestica anche se le ridotte dimensioni della grotta fanno pensare ad un ricovero occasionale.

La grotta Nicolucci, e quindi la collezione del museo, hanno grande importanza regionale in quanto rappresentano l’unico esempio dell’Età del Bronzo media e recente nella penisola sorrentina. In tale fase il sito mostra di essere stato frequentato per abitazione da gruppi della cultura Appeninica.

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