I direttori del Gabinetto fisico

Gilberto Govi

(Mantova 21.9.1826 – Roma 29.6.1889)

Fisico e storico della scienza. Dopo essersi laureato all’Università di Padova, nel 1848 si arruolò volontario nell’esercito patriota. In seguito alla sua attività politica, emigrò in Francia. Dedicatosi alle discipline fisiche, si segnalò per la sua abilità e competenza nei laboratori di M.E. Chevreul e di Edmond Frémy (1814-94). Per la notorietà raggiunta, il granduca di Toscana lo nominò commissario all’Esposizione universale di Parigi del 1855. Dopo aver partecipato (1859) ad azioni militari nel Lombardo-Veneto, fu nominato, l’anno successivo, professore all’Istituto superiore di Firenze appena costituito. Nel 1862 sostituì sulla cattedra di fisica sperimentale dell’Università di Torino S. Gherardi. Nel 1872 fu eletto membro della Commissione internazionale del metro a Parigi. Nel 1878 ottenne dall’Università di Napoli la cattedra di fisica sperimentale e quindi la direzione del Gabinetto di Fisica.

Dotato di grande versatilità, ebbe una poliedrica attività in campo scientifico, chiarendo e precisando concetti, elaborando e suggerendo eleganti procedimenti sperimentali, dedicandosi alla storia della scienza. Nell’ambito delle ricerche di fisica, pubblicò circa 200 lavori, molti dei quali su riviste francesi. Propose numerosi apparecchi scientifici: un barometro ad aria, un termometro registratore a gas, alcune camere lucide, un megametro o misuratore degli ingrandimenti prodotti dagli strumenti ottici. Si occupò dei condensatori elettrici ad armature liquide. Si dedicò a studi sulla fluorescenza, sulla luce polarizzata, sul comportamento al variare della temperatura del caucciù vulcanizzato. In ambito storiografico importanti sono i suoi studi su Leonardo da Vinci, del quale, tra l’altro, venne allestendo, negli ultimi mesi di vita, la pubblicazione, non integralmente ultimata, del Codice Atlantico. Notevoli i suoi studi su Tolomeo, Baliani, Galilei.

Emilio Villari

(Napoli, 25.9.1836 – 20.8.1904)

Fisico. Iniziò a studiare medicina all’Università di Pisa, poi, per influsso di R. Felici, si dedicò alla fisica. Nel 1864 si recò a Berlino, ove rimase a perfezionarsi per due anni sotto la guida di G. Magnus. Dal 1871 fu nominato professore di fisica all’Università di Bologna, che poi lasciò per Napoli (1900) – anche a causa delle polemiche connesse con la vendita di antichi microscopi –, venendo a sostituire Gilberto Govi. Fu uno dei dodici soci onorari stranieri della Physical Society di Londra. Abile e instancabile sperimentatore, ebbe vasta produzione scientifica; bravo insegnante, ebbe molti allievi ed assistenti, tra cui A. Righi. Non possedeva, invece, una profonda cultura matematica.

I numerosi settori in cui compì ricerche furono i fenomeni acustici, termici (nell’ipotesi del calorico), ottici. Quanto ai fenomeni elettrici, scoprì alcune leggi del comportamento delle scariche elettriche e dei condensatori. I suoi studi sulla magnetizzazione del ferro e dell’acciaio, avviati già dal 1865, portarono alla scoperta dell’isteresi magnetica (A. Righi). Si dedicò, inoltre, allo studio della scarica nei gas, ai raggi X, alla radioattività. Nel 1891 tradusse Le Lezioni elementari di elettricità e magnetismo di S. Thompson.

Michele Cantone

(1857-1932)

Laureatosi nel 1881 a Roma con il fisico Blaserna, Michele Cantone lavorò con lui fino al 1883, quando tornò nella natia Palermo, prima come professore di liceo e poi come assistente universitario di Damiano Macaluso. Fu dunque nominato professore dell’Università di Pavia nel 1898 e nel 1904 successe a Villari nella direzione del Gabinetto di Fisica dell’Università di Napoli. Collaborò con l’Istituto di Fisica di Roma per un periodo molto breve, fino al 1883, interessandosi al coefficiente di viscosità, oggetto delle ricerche sullo stile di Regnault che si svolgevano nella capitale da quando vi lavorava Biaserna. Tornato a Palermo, in quanto assistente di Macaluso, direttore dell’Istituto Fisico, impiegò energie nella produzione dei suoi maggiori lavori, scaturiti da ricerche sulla variazione della resistività elettrica del ferro e del nichel in funzione della magnetizzazione, e sulla cosiddetta isteresi elastica dei metalli.

L’attività scientifica e didattica di Cantone ebbe una matrice positivista. La sua ricerca, caratterizzata da un’ispirazione rigorosamente empirista, gl’induceva riluttanza verso le nuove teorie fisiche come la relatività ristretta e la meccanica quantistica.

Di lui scrisse significativamente l’allievo napoletano Antonio Carrelli, componendone il necrologio: “Egli si è trovato a svolgere la sua attività di ricercatore quando nuove e profonde idee modificavano in modo assolutamente inaspettato l’immagine del mondo fisico”. Cantone guardava dubbioso ai principi einsteiniani, ritenendoli forieri di sovversioni logiche; diffidava altrettanto della fisica dei quanti, adottando una posizione di scettico distacco. E, tuttavia, alla luce delle verifiche sperimentali favorevoli alle idee quantistiche dopo gli anni Venti, egli si trovò ad aggiornare le proprie posizioni.

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