Inconsueta cattura di un pesce re (Lampris guttatus) nel Tirreno Centrale

pescere1di Peter Nick Psomadakis & Nicola Maio

Il “Pesce re”, Lampris guttatus (Brünnich, 1788) (classe Osteichthyes, ordine Lampriformes, famiglia Lampridae), conosciuto come “Opah” dagli anglossassoni, è uno dei pesci marini più belli del Mediterraneo. Diversi autori ne hanno esaltato la bellezza, tanto da definirlo: “un signore della corte di Nettuno in abito di gala”. Si tratta di una specie cosmopolita che risulta rara in tutto il suo areale di distribuzione, comprendente le acque temperate dell’Oceano Atlantico e dell’Indopacifico, e che, nel Mediterraneo, si rinviene solo occasionalmente. L’esemplare in questione è stato catturato il 4 maggio del 2003 al largo di Anzio (Tirreno Centrale) da un’imbarcazione che pescava con palangari derivanti a circa 10 miglia dalla costa. Appena pescato, il pesce appariva di colore blu metallico con iridescenze azzurrognole sul dorso, che sfumavano in una tonalità argentea lungo i fianchi, mentre sul ventre si notavano delle zone rosate. Inoltre, tutto il corpo era ricoperto di macchioline chiare di forma subcircolare, tranne che sulle pinne e sulla bocca, che apparivano di colore rosso vermiglio. La morfologia esterna di questo pesce è caratterizzata da corpo alto e ovale, pinna caudale ampia e falcata, lunghe pettorali inserite molto in alto sul corpo e lunghissime pinne pelviche in posizione addominale. L’esemplare pescato al largo di Anzio pesava 26 kg ed aveva una lunghezza totale di 93,6 cm; tuttavia la specie può arrivare fino a 200 cm di lunghezza e 270 kg di peso. A causa della sua rarità, la biologia del pesce re è ancora poco conosciuta: si tratta comunque di una specie solitaria che vive in mare aperto dove si alimenta soprattutto di calamari, ma anche di seppie e piccoli pesci pelagici. Sino ad ora, la specie è stata rinvenuta tra i 100 e i 400 m di profondità, ma si suppone che si spinga anche a maggiori profondità.
pescere2A differenza di altri pesci (tonno, pesce spada, ricciola, ecc.) che analogamente vivono in ambiente pelagico, ossia liberi nell’acqua, il Pesce re utilizza per avanzare la spinta prodotta dal battito delle pinne pettorali (“nuoto labriforme”) invece di ondeggiare la parte posteriore del corpo (“nuoto carangiforme”) o soltanto la base ed i raggi della pinna caudale (“nuoto carangiforme modificato”). Ciò è stato dedotto non dalla diretta osservazione di individui nel loro ambiente naturale, ma dallo studio delle caratteristiche scheletriche e muscolari della cintura toracica di questa specie, in cui la massa muscolare rappresenta ben il 16% del peso totale ed è interamente costituito di fibre “rosse”, più adatte a sostenere un’attività aerobica, qual’è un nuoto di tipo continuativo.
Da un punto di vista alimentare, il Pesce re è molto apprezzato, soprattutto in Giappone, dove con la sua carne rosa e ricca di olio, si prepara un ottimo “sashimi”.
L’esemplare, preparato dal tassidermista Vincenzo Cicala, è stato esposto nella vetrina III del Salone maggiore del Museo Zoologico, sezione del Centro Museale, sotto la guida del Direttore del Museo, Prof. Antonio Pietro Ariani. Questo splendido esemplare di una rara specie ittica potrà così essere ammirato non solo dagli specialisti che vorranno studiarlo, ma anche da tutti i visitatori, adulti e bambini, animati da interesse culturale o semplice curiosità, che si recheranno a visitare questa prestigiosa struttura.

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