Collezione Generale

La Collezione generale, suddivisa tra invertebrati, vegetali e vertebrati, racchiude fossili provenienti da varie località del territorio nazionale e del mondo. I fossili ad essa appartenenti vengono utilizzati principalmente a scopo didattico; è possibile distinguere collezioni di fossili utilizzati per la datazione dei terreni (fossili stratigrafici) oppure di rappresentanti di categorie tassonomiche (fossili sistematici).

Limitandoci in questa sede a ricordare le collezioni di maggior rilievo segnaliamo:

Collezione Francesco Bassani: Fossili appartenenti a diversi gruppi sistematici del Turoniano di S. Polo Matese (CB).

Collezione Oronzio Gabriele Costa: 1616 contenitori di vetro con numerosi foraminiferi ed ostracodi di età neogenica e quaternaria.

Collezione Giuseppe De Lorenzo: Oltre 200 esemplari raccolti, dallo studioso, nei sedimenti del triassico di Lagonegro (PZ).

Collezione Antonio Lazzari: Circa 400 esemplari di madreporari dell’Oligocene di Castro Marina (LE).

Collezione Arcangelo Scacchi: Bivalvi e Gasteropodi del pliocene di Gravina di Puglia.

Collezione Mantovani: Bivalvi e Gasteropodi del pliocene di Monte Mario (Roma).

Collezione Invertebrati della Sardegna: Oltre 200 esemplari di echinodermi, brachiopodi e briozoi dell’Ordoviciano di Portixeddu.

Collezione del Monte Somma Circa 500 esemplari di molluschi e vegetali del Monte Somma-Vesuvio.

Collezione De Capoa: Ricchissima collezione di Halobie dei sedimenti triassici dell’Appennino Meridionale, della Sicilia e di località straniere, raccolte e studiate dalla prof. Paola De Capoa

Collezione De Castro Fossili in massima parte di bivalvi e gasteropodi, ma in cui figurano rappresentanti dei più svariati gruppi sistematici, raccolti in differenti località della Puglia, dai proff. Piero De Castro e Maria Grazia Coppa

Collezione Barbera: Ammnoniti del M.te Bulgheria (SA) e di alcune zone dell’ Appennino umbro; bivalvi ed echinidi del Miocene di Baselice (BN):

Vertebrati

Tra gli esemplari di vertebrati meritano di essere ricordati quei fossili che, per le loro dimensioni, risultano pi appariscenti e di maggiore efficacia didattica e divulgativa, oltre a presentare eccezionale valore perch unici ed in perfetto stato di conservazione. Vanno menzionati i resti di vertebrati provenienti dal giacimento pleistocenico di Pignataro Interamna nella Valle del Liri (FR), ed in particolare il cranio di Elephas antiquus italicus, appartenente ad un individuo non giunto ancora a completo sviluppo, acquistato da parte del prof. De Lorenzo dal Sig. Vincenzo Tiseo, proprietario del fondo dove fu scoperto il fossile.

Uno scheletro pressoché completo di Metaxytherium medium, mammifero marino del gruppo dei Sirenidi, antenato dell’attuale dugongo, ritrovato nei sedimenti del Miocene di S. Domenica di Ricadi (VV). Uno scheletro completo di dinosauro carnivoro appartenente alla specie Allosaurus fragilis. L’esemplare, originale per oltre il 50% dello scheletro, proviene dai sedimenti giurassici della Morrison Formation affiorante estesamente nella zona di confine tra gli Stati del Wyoming e dello Utah ed è entrato a far parte del patrimonio museale nel 1996. Uno scheletro completo, composito, di un Ursus spelaeus, proveniente dal territorio francese. Il calco dello scheletro dell’Aepyornis maximum, struzzo estinto dell’isola del Madagascar, acquistato nel 2009.

Altre collezioni di vertebrati significative sono:

Collezione Grotta di Loretello (Venosa): Oltre 500 esemplari di vertebrati provenienti dal circondario di Venosa.

Collezione Grotta di Campagna: 72 di mammiferi raccolti da Oronzio Gabriele Costa in una grotta ossifera ubicata nel territorio di Campagna, in provincia di Salerno.

Collezione Vertebrati Italia meridionale: Resti di grandi mammiferi,principalmente proboscidati, del Pleistocene dell’Italia centro-meridionale (Venosa, Pratola Peligna, Giuliano Teatino).

Vegetali

Tra i vegetali, merita di essere ricordato l’esemplare di Latanites sp. (albero appartenente al gruppo dei palmizi) proveniente dal giacimento di età terziaria di Bolca (Veneto) che rappresenta una splendida testimonianza del clima caldo, subtropicale, che interessava la regione tra 65 e 25 milioni di anni fa.

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