La Direzione del Museo Zoologico

Il 29 novembre 1811 Gioacchino Murat istituì il Museo Zoologico della Regia Università, annesso alla cattedra di Zoologia assegnata a Giosuè Sangiovanni, allievo di Lamarck, di Cuvier e di altri eminenti zoologi francesi. Nel 1815, regnante Ferdinando I di Borbone, il museo ebbe assegnati i locali ora occupati dalla Biblioteca Universitaria (posta nell’edificio del Cortile delle Statue). La direzione fu affidata a Luigi Petagna, medico e naturalista appassionato, il quale realizzò un nucleo espositivo formato da esemplari che Sangiovanni portò da Parigi, da raccolte provenienti dal Museo di Mineralogia e da sue collezioni personali e del padre Vincenzo. Nel 1819, Petagna acquisì la collezione zoologica del Regio Museo Borbonico della quale faceva parte lo scheletro di un elefante tuttora presente nel Museo. Nel 1826, acquistò le raccolte del ricco museo privato di Giuseppe Saverio Poli, che comprendeva Lepidotteri, Molluschi e Cnidari provenienti dai ogni parte del mondo.

Giosuè SangiovanniDirezione Sangiovanni

Nel 1832, a dirigere il Museo fu chiamato Giosuè Sangiovanni che si prefisse di dotare Napoli di un Museo Zoologico dello stesso prestigio di quelli presenti in altre capitali d’Europa. Attivo e determinato, egli ottenne nel 1842 i fondi per la costruzione dell’attuale salone maggiore). In questo ambiente monumentale fu possibile raccogliere ed ordinare tutte le collezioni disponibili. Il nuovo Museo fu inaugurato il 20 settembre 1845, in occasione del VII Congresso degli Scienziati Italiani, alla presenza del re di Napoli, Ferdinando II. Il salone maggiore è lungo 47 metri e largo quasi 10: alle pareti reca due ordini sovrapposti di armadi in noce di stile neoclassico, ornati di pilastri con basi e capitelli di acero intagliato. Le vetrine superiori sono servite da un corridoio poggiato sulla prima fila di armadi e provvisto di una ringhiera di legno di noce artisticamente intagliata. La volta del salone fu affrescata da Gennaro Maldarelli, che rappresentò in tre episodi la creazione degli animali, dell’uomo e della donna. Quest’opera purtroppo andò distrutta nel 1889, allorché l’intera volta rovinò sulle sottostanti collezioni. Sangiovanni incrementò le collezioni; ne acquistò una di Rettili ed Anfibi da Oronzio Gabriele Costa; nel 1834 ebbe in dono dal governo brasiliano una serie di Uccelli e Rettili del Brasile; nel 1835 comprò da Delle Chiaje una collezione di Molluschi. Nel 1844 ricevé in dono da Hat una serie di conchiglie del Nilo e dotò il museo anche di una collezione di circa 200 modelli in cera di invertebrati marini, alcuni dei quali si conservano tuttora. Nel 1849 la direzione passò a Luigi Laruccia e, nel 1856, a Ettore Cerulli.

Achille CostaDirezione Costa

Nel 1860, costituitosi il Regno d’Italia, il Museo fu affidato ad Achille Costa, che come il padre Oronzio Gabriele era un appassionato zoologo. Achille Costa incrementò il patrimonio museale ed, inoltre, costituì la collezione entomologica, in cui raccolse Insetti in gran parte catturati personalmente nel corso delle campagne naturalistiche da lui condotte. Tale collezione, detta correntemente Collezione “A. Costa” conta attualmente circa 100.000 esemplari tra i quali si annoverano gli esemplari di molte specie da lui descritte.

Francesco Saverio MonticelliDirezione Monticelli

Nel 1900, Francesco Saverio Monticelli assunse la direzione del Museo ed è ricordato perchè riorganizzò i locali del museo nonchè l’esposizione delle collezioni in base ai principi dell’evoluzionismo darwiniano di cui era un fervente sostenitore. Il Museo si espanse nell’attigua sala, attuale salone minore, occupata in precedenza dal Museo di Anatomia umana, acquisendo, così, le caratteristiche topografiche attuali. Elmintologo di fama internazionale, Monticelli costituì la Collezione Elmintologica Centrale Italiana che comprende migliaia di esemplari di vermi parassiti. Monticelli, inoltre, commissionò a Carlo Praus Franceschini l’allestimento ed il riordino della Collezione Malacologica Mediterranea.

Nel 1928, fu nominato direttore del Museo Umberto Pierantoni il quale integrò le collezioni con numerosi esemplari di invertebrati esposti nei locali attualmente adibiti a laboratori e al Museo Didattico del Dipartimento di Zoologia. Nell’area occupata ora dalla Biblioteca del Dipartimento, inoltre, era custodita una magnifica collezione ornitologica, con esemplari della fauna italiana, donata al Museo dal medico Mario Schettino. Nel 1930, nell’attuale salone minore Pierantoni fece montare lo scheletro di una balenottera comune, lunga circa 20 metri, spiaggiatasi due anni prima a Napoli, una gigantesca tartaruga liuto e un grosso tricheco, e allestì la grande vetrina dei Carnivori. I bombardamenti dell’ultima Guerra Mondiale arrecarono al Museo notevoli danni e, tra l’altro, una bomba colpì i saloni rendendoli inagibili.

direzione3Il Dopoguerra

Nel 1948, Mario Salfi, divenuto direttore, si impegnò per il restauro delle strutture murarie e degli arredi danneggiati e provvide a recuperare i preparati che rimanevano. Della ricchezza delle collezioni del Museo anteguerra ormai non restava molto, ma Salfi, con l’aiuto di Emma Onesto, integrò quanto rimasto con le collezioni del Gabinetto di Anatomia Comparata, riuscendo a riorganizzare il Museo. I Mammiferi, i pesci ed i Rettili superstiti vennero riuniti nel salone maggiore, mentre la collezione ornitologica, compresi i resti della collezione M. Schettino, fu riordinata nel salone minore assieme a ciò che rimaneva delle raccolte di Madrepore e di Molluschi. Il Museo fu riaperto in occasione del XXVIII Congresso Nazionale dell’Unione Zoologica Italiana, tenutosi a Napoli nel 1956.

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