La preistoria dell’isola di Capri nei reperti del Museo di Antropologia

Sostegno a clessidra, Grotta delle Felci, Capri

Sostegno a clessidra, Grotta delle Felci, Capri

di Lucia Borrelli

Il Museo di Antropologia possiede importanti collezioni che documentano la preistoria delle popolazioni dell’Italia meridionale. Nell’ambito dell’attività di catalogazione informatizzata in corso presso il Museo, è stata recentemente avviata un’ulteriore ricognizione dei materiali rinvenuti nell’Isola di Capri e pervenuti al Museo per opera e dono del cultore caprese Ignazio Cerio. Medico condotto di origine abruzzese, il Cerio è stato un pioniere nelle ricerche di preistoria riguardanti l’Isola di Capri; a lui si devono i primi ritrovamenti nei siti delle Parate, di Grotta delle Felci e dell’hotel Quisisana. Ulteriori interventi di scavo nell’isola furono condotti nel 1921-22 da Ugo Rellini e nel 1941 dall’Istituto Italiano di Paleontologia Umana sotto la direzione di Alberto Carlo Blanc.
Tra i materiali rinvenuti dal Cerio nell’Isola di Capri, particolare attenzione meritano quelli della grotta delle Felci, che costituiscono la parte più consistente della collezione presente nel Museo.
Grotta delle Felci è situata presso la costa meridionale dell’Isola di Capri ed è uno dei siti preistorici più famosi della Campania. La ricchezza e l’importanza dei reperti, rinvenuti nel corso di differenti scavi, suggeriscono che il sito sia stato frequentato ininterrottamente dall’uomo a partire dall’epoca neolitica (6000-5000 anni fa) sino all’età del Ferro (IX secolo a.C).
Una dettagliata relazione sui materiali ritrovati dal Cerio, donati al Museo di Antropologia di Napoli, fu pubblicata nel Bullettino di Paletnologia (1895) da Abele De Blasio, allievo di Giustiniano Nicolucci e suo collaboratore alla Cattedra e al Museo di Antropologia. Secondo quanto riportato dal De Blasio, gli scavi del Cerio portarono alla luce <<frammenti di stoviglie, oggetti di pietra lavorata, pezzi di arenaria conformati a macine, ceneri, carboni ed abbondanti resti di denti ed ossa di animali, alcune delle quali lavorate per uso della vita>>.
La ricognizione storica del materiale rinvenuto nella grotta delle Felci e attualmente presente nel Museo, è stata effettuata da Francesco Fedele, Direttore del Museo, con l’aiuto di alcuni collaboratori nel 1981-83. Tale ricognizione ha portato alla catalogazione di 549 reperti tra manufatti fittìli, resti scheletrici umani e animali. Avendo lo scavo Cerio interessato essenzialmente la parte superficiale dello spesso deposito della grotta, i materiali presenti nel Museo sembrano appartenere per la maggior parte all’Età del Bronzo (II millennio a. C.). In tale Età il riparo fu probabilmente usato per abitazione, non più a scopo rituale o funerario come in epoca neolitica. Alcuni reperti sono stati attribuiti all’Età del Rame.
I manufatti fittìli della collezione Cerio ammontano a 86 (MA 1805-1862; MA6328-6355) e comprendono perlopiù olle decorate a motivi meandrospiralici intagliati, tazze e scodelle con anse apicate, boccaletti; parecchi esemplari sono interi, moltissimi sono frammenti. Nella sua pubblicazione, De Blasio scrive che <<gli stovigliai di quella grotta non erano secondi, pel modo come lavoravano l’argilla, a quelli che abitavano in altre contrade>>. Egli sostiene, inoltre, che le terrecotte venivano fatte a mano, senza l’aiuto del tornio e cotte all’aria aperta. Il materiale fittìle rinvenuto dal Cerio fu studiato anche da Ugo Rellini <<per cortesia dei Proff. Monticelli e Vram>>, come egli stesso riporta in una pubblicazione del 1923 sui materiali di grotta delle Felci. In tale pubblicazione, il Rellini descrive il materiale fittìle del Museo come costituito di ceramica bruna o nerolucida, sia lucida sia incisa, con una prevalenza di capeduncole e di anse a nastro.
La maggior parte del materiale archeologico è al momento, per un previsto restauro, in prestito al Museo Nazionale di Napoli, che conserva molti altri reperti rinvenuti nella grotta delle Felci.
Tra i materiali fittìli presenti nel Museo di Antropologia, degni di nota sono anche due rocchetti, cilindrici nel mezzo ed imbutiformi agli estremi (MA 1835; MA 1844), specificamente descritti dal De Blasio, ritenuti dallo stesso Cerio utensili adibiti, similmente ai rocchetti lignei, alla tessitura delle reti dei pescatori. Sulla funzione di tali rocchetti appare, invece, in disaccordo nella sua pubblicazione il Rellini che considera tali utensili sostegni di capeduncole. Delle 13 fusaiole forate al centro, citate dal De Blasio, soltanto 7 risultano attualmente a catalogo (MA 6347-6355).
Per quanto concerne i resti scheletrici umani sono a catalogo 82 reperti (MA 6000-6081); molto più numerosi sono i resti scheletrici di animali, che ammontano a 383 pezzi (MA 6082-6327). Di quasi tutti è stata determinata la specie di appartenenza e ciò ha consentito di ricostruire la fauna alimentare della popolazione dell’epoca. I più cospicui avanzi di pasto, rinvenuti nel sottosuolo della grotta, attualmente presenti in Museo, appartengono alla Classe dei Mammiferi (Genere Bos, Ovis e Sus) e sono rappresentati perlopiù da resti dell’apparato masticatorio e da frammenti di tibie, femori e vertebre. Degni di nota sono anche alcuni affusti di corna e denti appartenenti a Cervus elaphus. Non figurano tra i reperti del Museo i resti scheletrici di Uccelli, Pesci, Molluschi terrestri e marini descritti dal De Blasio nella sua relazione.
Sono, inoltre, a catalogo alcuni pezzi di ossa lavorate a costituire punteruoli, mentre non sono stati ritrovati tra i materiali napoletani gli esemplari di conchiglie lavorate per la costruzione di collane.
Nella sua relazione il De Blasio annovera, tra i materiali rinvenuti dal Cerio nella grotta delle Felci, anche centottanta oggetti litici, distinti in base alla funzione in oggetti di uso domestico (imbrunitoi, lisciatoi, macine, macinelli, coltelli, seghette, raschiatoi) e in oggetti di difesa e di offesa (mazze, mazzuole, coltelli e pietre da fionda). Purtroppo, tali manufatti non sono stati ancora re-identificati tra i reperti del Museo.
In conclusione, i reperti della Grotta delle Felci del Museo di Antropologia di Napoli, per la loro consistenza e varietà, costituiscono un interessante documento storico a testimonianza della presenza e delle abitudini di vita dell’uomo nell’Isola di Capri durante la tarda preistoria della nostra regione.

Bibliografia

De Blasio, A., Gli avanzi preistorici della Grotta delle Felci nell’Isola di Capri, in Bullettino di Paletnologia Italiana, XXI (1895), 4-6, pp. 58-72.

Fedele, F., Il Museo di Antropologia: origini, sviluppo e riscoperta, in I Musei Scientifici dell’Università di Napoli Federico II, (1999), a cura di Arturo Fratta, Fridericiana Editrice Universitaria, pp.185-259.

Marzocchella, A., La Grotta delle felci a Capri, in Napoli antica, a cura della Soprintendenza Archeologica per le province di Napoli e Caserta, Napoli 1985, pp. 29-35.

Rellini, U., La Grotta delle Felci a Capri, in Monumenti Antichi pubblicati dall’Accademia dei Lincei, XXIX (1923), colonne 305-406.

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