Macedonio Melloni

Macedonio MelloniNato a Parma l’11 aprile 1798, all’età di ventun anni si trasferisce a Parigi per frequentare l’École Polytechniqu. Grazie alle conoscenze acquisite nel campo della fisica, è nominato supplente e poi titolare della cattedra di fisica teorica e pratica dell’Università di Parma.

Nel 1829 apprende che nella vicina Reggio Emilia il fisico suo amico Leopoldo Nobili ha messo a punto un primo esemplare di termopila, apparecchio basato sull’effetto termoelettrico scoperto otto anni prima da Thomas Johann Seebeck, e intuisce le possibilità di impiegare il nuovo strumento negli studi sulla radiazione termica. Quando ha gettato le basi per una serie di esperienze in questo campo, nel novembre del 1830 è duramente punito dal governo ducale per le sue simpatie liberali apertamente manifestate, costretto a dimettersi e obbligato all’esilio.

Melloni riesce a mantenere i contatti con Nobili e dalla collaborazione scientifica dei due fisici, ma con il contributo decisivo di Melloni, nasce uno strumento sensibilissimo, in grado di rivelare la radiazione termica in quantità debolissima; tale strumento, chiamato termomoltiplicatore, nel giro di un decennio si afferma come insostituibile strumento di misura in tutti i laboratori di ricerca sia europei che americani.

Nel 1839 Melloni si trasferisce a Napoli, chiamato da Ferdinando II a dirigere un Osservatorio Meteorologico e vesuviano, ancora da erigere, e il Conservatorio di Arti e Mestieri. Il suo prestigio in seno alla comunità scientifica europea e americana è grande. Gran parte del lavoro sulla radiazione infrarossa è concluso, e a Napoli egli si occupa di ulteriori temi, alcuni dei quali aveva già affrontato in età giovanile e poi accantonati per le più urgenti ricerche sul calore radiante.

Nel decennio 1839-1849, oltre a ricoprire ruoli istituzionali come la direzione dell’Osservatorio, la direzione del progetto per l’istallazione di fari a rifrazione lungo le coste del Regno delle Due Sicilie (il piano prevede otto fari a rifrazione a Nisida, Castellammare di Stabia, Napoli, Capri, Ischia, Capo Miseno, Ponza e Capo Foresta), si occupa di dagherrotipia, vulcanologia, geofisica ed elettrologia. Di grande rilievo sono le esperienze sul magnetismo residuo delle rocce laviche, che, ad una attenta analisi, si rivelano oggi non meno geniali degli studi sulla radiazione termica.

Nel 1849 Melloni è raggiunto da un nuovo decreto di esilio per aver partecipato al moto del 1848: gli viene quindi concesso di rimanere nel Regno, ma è costretto a dimettersi da ogni pubblico incarico.

Si ritira a Portici nella sua casa, da poco costruita, dove si dedica alla stesura della Thermochrôse, sintesi e revisione critica delle sue ricerche sul calore radiante. La prima parte dell’opera è pubblicata a Napoli nel 1850; il manoscritto della seconda parte, non pubblicata, andrà perduto. L’11 agosto 1854 muore a Portici, tra le prime vittime dell’epidemia di colera abbattutasi sull’intera penisola italiana.

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