Minerali delle fumarole

Le fumarole  vesuviane danno luogo alla formazione di incrostazioni di minerali, spesso difficili da identificare. Una piccola bocca fumarolica, denominata voccolillo (boccuccia, in dialetto napoletano) è esposta nella vetrina 1 della Sala Scacchi.

I minerali delle fumarole vesuviane sono costituiti in prevalenza da elementi nativi, solfuri, cloruri, ossidi e solfati. Nel Museo, bacheca 3 e vetrine 2, 3 e 4, si possono osservare sia minerali formatisi da fumarole di bassa temperatura, quali lo zolfo, il salgemma,  il gesso, la cotunnite, la sassolite che minerali formatisi da fumarole di alta temperatura, quali l’ematite, la tenorite in sottili lamine a contorno irregolare, di colore grigio piombo e nero trovata per la prima volta sulle scorie laviche dell’eruzione del 1760,  la magnesioferrite. Interessanti sono i campioni di salgemma verde del 1850 e quelli di salgemma stalattitico del 1855.

Arcangelo Scacchi dedicò una particolare attenzione ai minerali delle fumarole scoprendo nuove specie mineralogiche esposte nella bacheca 1 della Sala Scacchi insieme agli altri minerali rinvenuti da Scacchi tra il 1841 e il 1884. Studi di sintesi mineralogica, utilizzando le incrostazioni delle fumarole del Somma-Vesuvio, erano stati effettuati anche da Covelli e successivamente da Zambonini.
I minerali delle esalazioni fumaroliche sono particolarmente importanti perché indicatori del chimismo della componente fluido-gassosa del magma e di alcuni parametri chimico-fisici del sistema vulcano-magmatico.

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