Minerali nei proietti calcarei

I blocchi eiettati o proietti sono frammenti di roccia di natura diversa, strappati dalle pareti dei condotti vulcanici ed espulsi durante le fasi fortemente esplosive del Somma – Vesuvio (le cosiddette eruzioni pliniane). I proietti sono generalmente costituiti da rocce carbonatiche, talora fortemente metamorfosate (sanidiniti), e da frammenti di lava.

I numerosi minerali cristallizzati nelle geodi dei blocchi calcarei sono tra i più belli del Somma-Vesuvio in quanto presentano un ampio e perfetto sviluppo dell’abito cristallino. Nella sala Scacchi sono esposti campioni di magnetite, vesuvianite, sodalite, granato, nefelina, lapislazzuli, biotite, davyna, olivina, haüynite, humite, wollastonite e diopside.

La vesuvianite, scoperta dal geologo Werner nel 1795, prende il nome dal vulcano sul quale è stata ritrovata per la prima volta ma è anche conosciuta come idocrasio. Tipico minerale di metamorfismo di contatto, la vesuvianite è piuttosto frequente nei blocchi calcarei del Monte Somma, associata generalmente al granato; si rinviene anche nelle sanidiniti pneumatolitiche. Si presenta di norma in cristalli prismatici tozzi e/o tabulari, più raramente in cristalli bipiramidali. Il colore più comune è bruno-rossiccio o bruno scuro mentre più rare sono le vesuvianiti di colore bruno verdastro o giallo chiaro, fino ad incolore. Un bell’esemplare di vesuvianite, di circa 3 cm, acquistato nel 1848, è esposto nella vetrina 6.
Nella vetrina 5 e nella bacheca 9 sono esposti i granati del Somma-Vesuvio (varietà grossularia, almandino, andradite), particolarmente belli nel loro abito rombododecaedrico e con una caratteristica struttura a zone di colore più chiaro e più scuro. La specie meno diffusa è la grossularia, che si presenta in cristalli di colore gialliccio; più comune è l’almandino, in cristalli dalle diverse tonalità di rosso, e l’andradite in splendidi rombododecaedri neri.

Il lapislazzuli del Monte Somma, esposto nella vetrina 10, forma incrostazioni di colore azzurro sul calcare bianco, coperto spesso da piccole macchie giallastre di limonite. Nella bacheca 5 si può ammirare la splendida haüynite in cristalli azzurri, all’interno di una piccola geode.

Nella bachecha 4 è esposto un minerale rarissimo, rinvenuto solo in Italia, nei blocchi del Vesuvio e del Vulcano Laziale: la kaliofilite. Questo tectosilicato di potassio fu scoperto a Napoli nel 1826 da Nicola Covelli e da lui chiamato beudantina. Purtroppo il lavoro di Covelli sulla beudantina fu pubblicato postumo, a 13 anni dal completamento. Inoltre il minerale studiato da Covelli fu prima ritenuto nefelina, poi sommite ed infine ignorato. Nel 1886 B. Meirisch riconobbe che si trattava di una specie nuova che chiamò però kaliofilite poiché il nome beudantite era ormai stato dato da Armand Levy nel 1826 a un solfato-arseniato idrato di piombo. Alcuni campioni di kaliofilite esposti nella sala Scacchi riportano la vecchia denominazione di facellite, data da Eugenio Scacchi per indicare che il minerale si rinviene in cristalli disposti in fasci.

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