Museo Zoologico

Storia

La conduzione e le linee di sviluppo del Museo Zoologico, nei suoi due secoli di storia, hanno rispecchiato la cultura naturalistica dominante e gli interessi scientifici degli uomini chiamati a dirigerlo. Il Museo Zoologico, fondato nel 1813, ebbe come primo direttore il medico Luigi Petagna, che fin da giovane aveva coltivato una grande passione per le scienze naturali; si dedicò con impegno alla costituzione del Museo, ottenendo come sede parte dei locali siti al primo piano del Collegio Maggiore dei Gesuiti. Egli provvide al reperimento, anche mediante acquisti, di numerose ed importanti collezioni. Durante la direzione di Giosuè Sangiovanni furono incrementate le Collezioni e riorganizzato il Museo con la costruzione di un Salone Maggiore e di un secondo salone più piccolo che accolse il “Museo di Anatomia generale e patologica”. Entrambi furono inaugurati nel settembre del 1845 alla presenza del re Ferdinando II in occasione del VII Congresso degli Scienziati Italiani. Nella seconda metà dell’800 i due Musei ebbero la ventura di essere diretti da uomini di profonda cultura scientifica come Achille Costa, Stefano Delle Chiaje, Paolo Panceri e Salvatore Trinchese; senza dimenticare Oronzio Gabriele Costa che, pur non avendo mai ottenuto la direzione, contribuì in modo determinante alla diffusione e allo sviluppo delle scienze naturali. Infine, nei primi anni del 900 grazie all’impegno e all’opera di Saverio Monticelli il Museo raggiunse un notevole splendore.

Le Collezioni

Fra le numerose Collezioni del Museo, quella dei Vertebrati contribuisce oggi, in modo preponderante, alla parte ostensiva del Museo. È costituita da più di mille esemplari ‘‘in pelle” che sono stati immessi nel Museo sin dalla sua fondazione. Essa comprende un discreto numero di rappresentanti per ciascuna delle classi di Vertebrati, ma è soprattutto ricca di Uccelli e Mammiferi. Tra gli esemplari di maggiore interesse storico e scientifico ricordiamo: la colomba dell’isola Norfolk, ora estinta; il Wallabi dall’unghia lunata, piccolo canguro estinto; la Foca monaca catturata nel Golfo di Napoli; la collezione di scimmie sudamericane; la Tigre siberiana; la femmina di Okapi, rarissimo ungulato africano affine alla giraffa, scoperto solo all’inizio del nostro secolo; il Cervo porcino. Nel Salone Minore del Museo sono esposti, tra l’altro, circa quaranta esemplari di una collezione definita di gran pregio, una volta formata da centinaia di uccelli, donata al Museo dal medico Mario Schettino, appassionato di ornitologia. Anche il materiale della Collezione Malacologia del Mediterraneo, oggi presente nel Museo, è ben poca cosa rispetto a quello originario, per i trafugamenti e vandalismi che si sono verificati durante la seconda Guerra Mondiale. Ciò nonostante, la parte esposta della Collezione resta di notevole importanza perché è una rassegna esauriente delle specie viventi nel Bacino Mediterraneo; tra i reperti più interessanti va annoverata la Patella ferruginea proveniente dal Golfo di Napoli, dove attualmente si è estinta. Un Diorama d’ambiente palustre litorale, realizzato nel 1990 dal tassidermista Vincenzo Cicala, ricostruisce una zona protetta in località Variconi, presso la foce del Volturno. Segnaliamo, inoltre, la Collezione Elmintologica voluta da Monticelli che include circa 2000 preparati di elminti parassiti dell’uomo e di altri vertebrati. Di tale collezione, attualmente esposta in una sala del Dipartimento di Zoologia, sono conservati i cataloghi originari. Si ricorda, infine, la Collezione Vettor Pisani risalente al periodo tra il 1882 e il 1885, che consiste di vasi di vetro d’epoca contenenti cnidari, molluschi, crostacei e pesci, tutti attualmente allo studio e la Collezione Costa, comprendente oltre 30.000 esemplari di insetti italiani ed esotici, oggetto di consultazione da parte di studiosi provenienti da tutto il mondo.