Pesci fossili di Pietraroia

Lepidotes sp

In questo pesce osseo, appartenente al primitivo gruppo dei “Ganoidi”, grazie al suo perfetto stato di conservazione, è possibile osservare, le parti più delicate, rappresentate dai raggi ossei che formano le pinne e la coda, e dalle minute placchette che rivestono l’epidermide. Il reperto e’ solo uno dei numerosi esemplari di pesci appartenenti ad una delle collezioni speciali che il Museo custodisce. Essa, riunisce oltre 4000 fossili animali e vegetali, raccolti nella località fossilifera di Pietraroia, comune situato nel massiccio del Matese.

I calcari ad ittioliti della Civita di Pietraroia (pietra roja = rocca rossa) sono rappresentati da un pacco di sottili strati calcarei a grana molto fine, con uno spessore che non supera nel complesso i 25-30 metri. Questi fanghi calcarei ora divenuti compattissima roccia, si deposero in un area lagunare prospiciente a delle basse terre emerse, con scarsa vegetazione, costituita in prevalenza da erbacee e conifere. La laguna ben protetta, verosimilmente poco estesa e poco profonda, doveva presentare acque calme e frequentemente stagnanti.

Le acque al fondo dovevano essere povere di ossigeno; ciò impediva la vita perfino agli organismi (necrofagi) divoratori di altri già morti e rimescolatori di fango come vermi o crostacei.

La mancata ossigenazione del fondo e la conseguente produzione di idrogeno solforato, che risaliva gradualmente dal fondo della laguna verso la superficie, causava un avvelenamento dell’intero ambiente e una catastrofica mortalità di massa, soprattutto fra i pesci. Periodicamente, nuove acque, ricche di ossigeno, provenienti dal mare aperto, invadevano l’ area lagunare che veniva rapidamente ripopolata da piccoli invertebrati marini quali molluschi, stelle di mare, crostacei, anellidi, oltre che da rettili, anfibi, pesci trituratori di conchiglie e pesci predatori, che ricomponevano l’ambiente biologico spezzato dalle morie di massa.

Queste alternanze di vita e di morte si ripeterono molte volte, come conseguenza di variazioni climatiche sia stagionali che su periodi più lunghi di molti secoli o migliaia di anni. Il giacimento fossilifero di Pietraroia, grazie alle particolari condizioni ambientali in cui si e’ formato che hanno determinato la conservazione perfetta degli animali che vi morivano, consente di formulare un’idea, abbastanza precisa, delle forme di vita che popolavano le aree lagunari circa 100 milioni di anni fa. Sono stati ritrovati resti fossili di gasteropodi, lamellibranchi, crostacei decapodi (gamberi) ed echinodermi. Di notevole interesse scientifico sono i resti di vertebrati terrestri quali coccodrilli, rettili sphenodontidi, il ben noto dinosauro teropode, Scipionyx samniticus ed anfibi urodeli.

I vertebrati marini sono rappresentati da una notevole quantità di pesci fossili, circa 20 specie, ripartite in 12 famiglie e appartenenti a ben quattro gruppi sistematici differenti quali Selaci, Holostei, Halecostomi, Teleostei.

I fossili “minori ” del giacimento sono rappresentati da resti vegetali e dalle impronte lasciate da vermi o da gusci di piccoli molluschi. Il giacimento di Pietraroia è stato oggetto di studio e di scavo da oltre 100 anni restituendo fino ad oggi un totale di circa 4000 reperti.

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