Phacops sp.

Phacops sp.Fino ad oggi sono stati determinati circa 1500 generi e 10.000 specie di trilobiti.

La loro classificazione si basa soprattutto sui caratteri morfologici del cephalon (forma e struttura della gabella e della sutura facciale), sul numero dei segmenti che compongono il thorax e sul numero di quelli che, fusi tra loro, vanno a costituire il pygidium

Sistematica

I principali ordini sono i seguenti:
ORDINE AGNOSTIDA. Trilobiti di piccolissime dimensioni (fino a 1,5 cm) con cephalon e pygidium più o meno delle stesse dimensioni (isopigi); possiedono solo 2 o 3 segmenti toracici. Non presentano occhi o sutura facciale.

DISTRIBUZIONE STRATIGRAFICA: Cambriano inferiore -Ordoviciano superiore (da 590 a 438 milioni di anni fa).

ORDINE CORYNEXOCHIDA. Esoscheletro allungato di forma sub-ellittica, maggiormente macropigio. Cephalon di forma semicircolare con spine genali ben sviluppate; glabella allungata con aree sub-parallele ma, in alcuni generi, estese anteriormente. Sutura facciale di tipo opistoparia. Occhi di forma allungata e stretta, di solito associati ad occhi rigidi. Thorax composto da 5-11 segmenti con pleure provviste di terminazioni spinose. Pygidium da medio a largo, generalmente provvisto di spine marginali, ma in alcuni generi con bordo liscio.

DISTRIBUZIONE STRATIGRAFICA: Cambriano (da 590 a 500 milioni di anni fa).

ORDINE PTYCHOPARIIDA. A questo ordine appartengono i trilobiti che presentano più di 3 segmenti toracici; alcuni sono propari ma, la maggior parte delle forme, sono opistoparie. La glabella, affusolata anteriormente, è caratterizzata da solchi ben evidenti. Il Pygidium è piccolo e il thorax largo nelle forme primitive, mentre quelle più recenti hanno pochi segmenti toracici ed un largo pygidium. Occhi presenti.

DISTRIBUZIONE STRATIGRAFICA: Cambriano – Permiano medio (da 590 a 253 milioni di anni fa).

ORDINE PHACOPIDA. Il Cephalon presenta suture tipicamente proparie o gonatoparie; la glabella, di forma molto variabile, è comunemente espansa e meno frequentemente assottigliata anteriormente. Regione preglabellare corta o assente; piastra rostrale presente o assente; thorax con 8-19 segmenti; pygidium di dimensioni da medie a larghe.

DISTRIBUZIONE STRATIGRAFICA: Ordoviciano – Devoniano (da 500 a 360 milioni di anni fa).

ORDINE LICHIDA. Trilobiti da medie a grandi dimensioni con cephalon e pygidium molto differenziati. Glabella larga, sviluppata verso il bordo anteriore e suddivisa in lobi laterali e occipitali. Suture facciali opistoparie. Pygidium largo; regioni pleurali di solito appiattite e composte di 3 paia di pleure che, nella maggior parte degli esemplari, portano lunghe e robuste spine. Superficie dorsale tubercolata.

DISTRIBUZIONE STRATIGRAFICA: Ordoviciano – Devoniano (da 500 a 360 milioni di anni fa).

ORDINE ODONTOPLEURIDA. Cephalon convesso, molto largo, con anello occipitale molto sviluppato; glabella di grandi dimensioni con 2-3 paia di lobi laterali. Thorax composto da 8 -10 segmenti. Pygidium corto, spinoso con contorno triangolare. La superficie dell’esoscheletro è variamente ornamentata (tubercoli e spine)

DISTRIBUZIONE STRATIGRAFICA: Cambriano medio – Devoniano superiore (da 546 a 360 milioni di anni fa).

ORDINE REDLICHIDA. Trilobiti con cephalon di forma semi-circolare relativamente largo, comunemente con spine genali ben sviluppate; numerosi segmenti toracici; pygidium ridotto e rudimentale. Sutura facciale di tipo opistoparia; glabella tipicamente segmentata. Occhi ben sviluppati di forma allungata.

DISTRIBUZIONE STRATIGRAFICA: Cambriano inferiore – medio (da 590 a 525 milioni di anni fa ).
Pista di spostamento di un trilobite

Ecologia

La presenza di resti di trilobiti in molti tipi di rocce testimonia l’elevato grado di adattamento di questi organismi ad ambienti molto vari. Erano diffusi in tutto l’ambiente marino, dove si erano adattati alle diverse profondità ed a tutti i modi di vita. La presenza di occhi peduncolati suggerisce che alcuni di essi conducevano vita semi-infossata, mentre l’assoluta mancanza degli occhi o la riduzione degli stessi, rivela l’adattamento a una vita infossata. I trilobiti, probabilmente, si nutrivano di fango e di microrganismi.

Sviluppo ed accrescimento

I Trilobiti, come tutti gli Artropodi, erano soggetti a mute periodiche, cioè cambiavano l’esoscheletro ad intervalli. Questo processo veniva assecondato dalla presenza della grande sutura facciale, che permetteva la formazione di un’ampia apertura esoscheletrica, da cui l’animale poteva sgusciare fuori. Tre erano gli stadi di crescita: in quello larvale (protaspis) l’esoscheletro era circolare, lungo meno di 1 mm e munito di uno scudo cefalico e di un pygidium rudimentale. Nella fase successiva (meraspis) il cephalon si separava dal pygidium e cominciavano a formarsi i segmenti toracici. Nel terzo stadio (holaspis) l’individuo ormai completamente formato aumentava di dimensioni attraverso le successive mute. I resti delle mute (exuvie) rappresentano la maggior parte dei reperti di trilobiti.

Gli occhi

Gli apparati visivi dei trilobiti sono assai variabili: si passa da forme cieche a forme con occhi peduncolati. Gli occhi possono essere anche tanto estesi da occupare gran parte della faccia dorsale o ventrale del cephalon. Generalmente sono costituiti da un numero variabile di faccette (Occhi compositi). Il loro numero può variare da poche (2-3) a circa 15.000.

L’avvolgimento

I Trilobiti avevano la capacità di avvolgersi su se stessi come, analogamente, fanno oggi i Crostacei isopodi ed i miriapodi Glomeridi. Tale capacità fu acquisita dai trilobiti nel corso della loro evoluzione. Presente raramente nelle forme primitive del Cambriano l’avvolgimento diventa più comune e diffuso dall’ Ordoviciano in poi. L’ arrotolamento su se stessi rappresentava molto probabilmente una strategia di difesa e protezione della zona ventrale non protetta dal robusto carapace. Quest’ultimo, in alcune specie, si perfezionò al punto tale da permettere la chiusura pressoché totale dell’animale che assumeva cosi una forma subsferica.

Il movimento

I trilobiti erano organismi marini che vivevano prevalentemente sul fondo (bentonici). Ne sono testimonianza le piste di locomozione fossili (fig. 3.2.5.3.1.a) lasciate da questi animali su quelli che erano antichi fondali sabbiosi. Gli stati larvali probabilmente avevano capacità di nuotare o almeno di galleggiare. Alcuni trilobiti invece erano verosimilmente abili nuotatori, mentre altre forme conducevano sicuramente un tipo di vita planctonica, trascorrevano, cioè, tutta lo loro vita nella massa d’acqua; ne sarebbero una prova le lunghe spine che caratterizzano alcuni generi di trilobiti.

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