Rinvenimento di un esemplare di squalo elefante nelle acque di Procida.

di Nicola Maio

Sopralluogo

In data 8 aprile 2009 è stato effettuato il sopralluogo a Procida per visionare la carcassa di un esemplare di Squalo elefante (Cetorhinus maximus Gunnerus, 1765) rinvenuto morto a 500-600m al largo di Punta Serra in data 7 aprile 2009.

Esame e rilievi

Si trattava di un maschio adulto della misura di 6,10 m (lunghezza testa-coda), e del peso stimato di circa tre tonnellate. In base all’esame esterno, la carcassa si presentava in buone condizioni di conservazione, in iniziale stato di decomposizione, essendo rimasto in acqua almeno due giorni. Mostrava assenza totale di ferite o segni di contusioni. In presenza del veterinario dell’ASL NA2 è stato effettuato lo smaltimento mediante ditta convenzionata, cercando di conservare il capo per il futuro recupero del cranio da esporre presso il Museo Zoologico dell’Università di Napoli Federico II. Il reperto sarà ovviamente catalogato con una apposita scheda che riporterà tutti i nominativi del personale che ha contribuito alla conservazione dello stesso, nonché corredato di apposita targhetta didascalica con opportuno ringraziamento ufficiale alla Capitaneria di Porto di Procida per il fondamentale supporto logistico e tecnico fornito.

Dati storici

Saverio Macrì, professore dell’Università di Napoli di Storia Naturale dal 1792 e di zoologia dei vertebrati dal 1806, descrisse il cetorino e ne segnalò per primo la sua presenza nel Mediterraneo, considerata sino ad allora dubbia (ANONIMO 1851). Egli infatti eseguì la dissezione di un esemplare maschio di 2,62m pescato il 14 maggio 1795 nello Stretto di Messina e di un secondo nei pressi di Capri (NA) l’11 settembre 1810 e, confrontando le sue osservazioni con quelle che sino ad allora erano conosciute, ne dedusse che si trattava di due nuove specie che chiamò Squalus isodus il primo e Squalus rostratus il secondo (MACRÌ 1819). In realtà la specie era stata già descritta da Gunner nel 1765, e Blainville nel 1816 la assegnò al genere Cetorhinus, ma alcuni autori considerano ancora valido il nome specifico “rostratus” di Macrì per la popolazione del Mediterraneo. Si tratta di un rinvenimento piuttosto raro nel Golfo di Napoli, anche se la presenza del Cetorino è sempre stata nota ai pescatori del nostro golfo, i quali ci hanno fornito anche una ricca documentazione fotografica relativa ad esemplari catturati ad Ischia. Tortonese, noto ittiologo italiano, ha documentato una cattura nel 1934, a Procida e Ugo Moncharmont, riporta i dati relativi a due esemplari: 1 es. maschio di 6.20 m catturato con “rete palamitara” in data 03-05-1960 a Punta Caruso (Ischia) ed un 1 es. femmina di 3 m, a Marechiaro (Posillipo, Napoli) in data 15-04- 1960.

Enti e personale da ringraziare

Con la presente si desidera ringraziare ufficialmente lo staff dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Procida (NA) per la massima disponibilità e l’efficiente collaborazione tecnica fornita nella logistica e nel coordinamento con ASL e Università ai fini del recupero della carcassa di Cetorino. In particolare si ringrazia: – il 1° M.llo Np Giuseppe Riviello, Reggente dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Procida (NA), che ha coordinato tutta l’operazione; il C° 1a cl. Giuseppe Morrone, che ha informato il centralino di Europe Assistance del Centro Studi Cetacei e ha collaborato con il sottoscritto, per il sopralluogo, i rilievi biometrici e diagnostici, il recupero del cranio del reperto e lo smaltimento della relativa carcassa ad opera di ditta convenzionata con l’ASL locale; il C° 1a cl. Np Salvatore Nazzaro, il 2° C° Np/pn Marco De Vivo, il Sgt. Np/Pn Di Colandrea, il Sgt.Np Martino Trotta, il Sc. 3a cl. Np/Ms Emanuele Forte, il Sc. 3a cl. Np/Ms Pasquale Ciano, Sc. Np/Ms Luciano Gazzillo, Sc.Np Salvatore Morra e il Com. 1a cl. Np Stefano Feminò, che hanno contribuito in maniera significativa al trasporto, al recupero, e alle varie fasi dello smaltimento, nonché al mantenimento dell’ordine pubblico nell’area interessata. Si desidera inoltre ringraziare ufficialmente il veterinario Dott. Mario Mariani dell’ASL NA 2 per la massima disponibilità e l’efficiente collaborazione tecnica fornita nella logistica e nel coordinamento con la Capitaneria di Porto ai fini del recupero della carcassa di Cetorino e al relativo smaltimento ad opera di ditta convenzionata con l’ASL locale. Un particolare ringraziamento va ad Ivano Adamo (A.D.N. Zoon) per il prezioso supporto e per l’efficiente assistenza fornita.

Scheda Tecnica

Specie: Cetorhinus maximus Gunnerus, 1765
Nome comune italiano: Squalo elefante
Nome comune inglese: Basking shark
Classe: Chondrichthyes (Condritti)
Sottoclasse: Elasmobranchii (Elasmobranchi)
Ordine: Lamniformes (Lamniformi)
Famiglia: Cetorhinidae (Cetorinidi)

Morfologia

Il Cetorhinus maximus, è l’unica specie della famiglia Cetorhinidae e il secondo pesce esistente più grande al mondo, dopo lo squalo balena. La sua lunghezza, normalmente dell’ordine dei 9 metri (maschio), e 10 metri (femmina), può talora raggiungere i 12 (record documentato per l’oceano Atlantico è di 15 metri), mentre il peso può arrivare sino alle quattro tonnellate. Il muso ha forma molto allungata, specialmente negli esemplari giovanili; il peduncolo caudale è carenato.

Biologia

Si nutre di plancton e piccoli pesci. Sugli archi branchiali infatti porta numerosissimi filamenti chiamati branchicteni; lunghi una decina di centimetri, la cui funzione è quella di filtrare l’acqua marina fermando il plancton. I denti, molto numerosi e disposti in cinque file parallele, sono corti e relativamente deboli; per di più affondano quasi completamente nella mucosa orale. Non si sa molto del suo periodo riproduttivo e pochissimo delle modalità di riproduzione, molto probabilmente è ovoviviparo.

Distribuzione

Diffuso in quasi tutti i mari temperati, lo squalo elefante compare spesso anche nel Mar Mediterraneo; le zone nelle quali è però più frequente sono quelle settentrionali dell’Oceano Atlantico.

Convenzioni internazionali che prevedono misure di protezione della specie:

Berna App. 2; CITES App. 2; Barcellona App. 2.

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