Tutela degli ambienti naturali e conservazione della diversità biologica e culturale: ruolo dei musei naturalistici

di Lucia Borrelli e Roberta De Stasio

L’ambiente naturale è costituito dagli organismi viventi e dal complesso insieme di fattori abiotici (temperatura, luce, acqua e nutrienti) che li circondano. Fra gli organismi, e tra gli organismi ed i fattori ambientali, esistono complesse interazioni responsabili dell’instaurarsi nell’ambiente di uno stato di equilibrio, il cui rispetto è fondamentale per il benessere della natura. Numerosi studi hanno dimostrato che lo stato di equilibrio delle comunità naturali è per lo più un equilibrio dinamico dal momento che le comunità sono soggette ad alterazioni prodotte da molteplici fenomeni sia naturali (eruzioni vulcaniche, incendi delle foreste, radioattività di fondo) che dipendenti dalle attività dell’uomo. Recentemente, le attività antropiche preoccupano notevolmente l’opinione pubblica, la comunità scientifica e le istituzioni, dal momento che, per le sue capacità in campo tecnologico, l’uomo sta esercitando un impatto sempre maggiore sull’ambiente. Non meno rilevante è l’effetto che il vertiginoso incremento demografico dell’uomo sortisce sulla disponibilità delle risorse naturali.
Tra i numerosi effetti deleteri che l’intervento dell’uomo produce sull’ambiente, molto grave è la perdita di biodiversità che consiste in un progressivo fenomeno di sofferenza e di estinzione di numerose specie vegetali ed animali, causato innanzitutto dalla diminuzione dello spazio vitale a loro disposizione. Numerosi studi hanno dimostrato che un alto livello di biodiversità è essenziale per il bene del pianeta, poiché più l’ecosistema è complesso e più numerose sono le specie in esso esistenti, tanto maggiore è la produttività del sistema. Elevati livelli di biodiversità sono fondamentali anche per l’uomo in quanto egli stesso dipende, ai fini della sopravvivenza, da varie specie quali fonti di cibo, di sostanze utili in campo farmaceutico, di fibre tessili e di materiale da costruzione.
L’uomo ha distrutto numerose aree con attività di deforestazione sempre più vaste, sia per ottenere legname e terreno da dedicare all’agricoltura in espansione, che per la necessità di nuovi spazi da destinare ad aree urbane. Per di più, inserendo nella biosfera sostanze tossiche, che i microrganismi non possono degradare, e sostanze di rifiuto, ha determinato anche un crescente degrado ambientale, con inquinamento del suolo, dell’acqua e dell’aria. Un’inevitabile riduzione del numero di esemplari di alcune specie è stata, inoltre, provocata da attività di caccia indiscriminata, dall’utilizzo di alcune specie per scopi commerciali e dall’inserimento in certi habitat di specie esotiche, che sono entrate in competizione con quelle endemiche.
L’intervento dell’uomo sull’ambiente e la conseguente perdita di biodiversità costituiscono una minaccia anche per la sopravvivenza di molte popolazioni umane indigene, il cui isolamento ha permesso il preservarsi di stili di vita in perfetta armonia con la natura. Tali comunità sono molto importanti per la società in quanto depositarie di un enorme patrimonio di conoscenze ed esperienze che collegano l’umanità alle sue remote origini. La loro scomparsa determina una perdita notevole di diversità culturale che, quale fonte di scambio, innovazione e creatività, è necessaria per l’umanità quanto la biodiversità per la natura.
La perdita di diversità biologica e culturale desta grande preoccupazione anche perché è il processo più importante che accompagna le trasformazioni ambientali ed è assolutamente irreversibile. E’ possibile prevedere perdite gravissime se le tendenze attuali rimarranno invariate. E’ necessario quindi che siano adottate misure adeguate per rallentare ed infine bloccare i processi di estinzione.
Allo scopo di contrastare gli effetti negativi delle attività dell’uomo sull’ambiente, da alcuni anni si sta sempre più affermando una nuova politica di azione volta al recupero degli ambienti naturali rari o degradati, alla creazione di nuovi habitat ecologici e all’applicazione di nuove tecniche e metodi a basso impatto ambientale. L’esigenza sociale di operare nell’intento di una conciliazione tra la tutela della natura e le esigenze antropiche è fondamentale per salvaguardare la vita.
Da molti anni numerose organizzazioni ed istituzioni culturali operano in favore della difesa della natura e per la diffusione di una coscienza ecologica tra i cittadini. In tale ambito, un ruolo molto importante viene svolto dai musei naturalistici mediante la loro attività di ricerca e di divulgazione scientifica. Tra questi, i musei del Centro Museale della Federico II, grazie al gran numero di collezioni raccolte nel corso dei secoli, rappresentano oggi dei veri e propri archivi della diversità biologica e culturale. Attraverso lo studio e l’esposizione dei reperti, oltre a fornire una testimonianza di tutti gli organismi, più o meno complessi, che costituiscono il mondo vivente, chiariscono anche le interazioni esistenti tra essi, i meccanismi fondamentali della vita e le problematiche ambientali dovute all’impatto dell’uomo sulla natura.
In particolare, nel Museo Zoologico un grande contributo alla comprensione delle tematiche ambientali e della preoccupante perdita della biodiversità viene dalla presenza di esemplari di specie rare o addirittura estinte, la cui scomparsa dagli ambienti naturali è legata proprio al crescente inquinamento derivante dallo sviluppo delle attività antropiche. Tra tali esemplari, ricordiamo la patella ferruginea (Patella ferruginea), gasteropode della Collezione Malacologica Mediterranea proveniente dal Golfo di Napoli, dove un tempo viveva e attualmente si è estinta; la foca monaca (Monachus monachus), pinnipede catturato nel Golfo di Napoli, a lungo diffuso in tutto il Mediterraneo e nell’Atlantico, ma ormai sull’orlo dell’estinzione. Lo scheletro settecentesco del noto elefante indiano (Elephas maximus), appartenuto a Carlo di Borbone, rappresenta, insieme all’elefante africano (Loxodonta africana), una delle due specie di Proboscidati ancora esistenti. Tali specie sono attualmente protette e vivono esclusivamente in Asia sudorientale e in Africa centrosudorientale, in aree poco accessibili all’uomo.
Nel Museo di Antropologia, gli effetti negativi del degrado degli ambienti naturali sulle popolazioni e la conseguente perdita di diversità culturale sono illustrati grazie all’esposizione di oggetti rappresentativi della cultura delle popolazioni Palawan e Batak, viventi in alcune aree dell’isola Palawan (Filippine). La collezione è stata acquisita nel 1995 grazie all’etnologo napoletano Dario Novellino, che da molti anni studia la cultura e l’ecologia di tali popolazioni dedite prevalentemente all’agricoltura, alla raccolta dei prodotti della foresta, alla caccia e alla pesca. La cultura Palawan e quella Batak si sono affermate grazie alle condizioni di totale isolamento geografico in cui vivevano tali popolazioni perfettamente adattate a condizioni di vita naturali. Negli ultimi tempi, la costruzione di strade ha consentito l’ingresso di emigrati filippini in queste aree naturali, sinora inaccessibili, e la pratica di attività, quali taglio illegale e contrabbando di legname, interventi di compagnie minerarie, che hanno determinato un’alterazione degli equilibri ambientali, minacciando seriamente la sopravvivenza di queste comunità.

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